“Verso Casa Mia”, così crescono le autonomie dei ragazzi e delle ragazze con sindrome di Down

“Verso Casa Mia”, così crescono le autonomie dei ragazzi e delle ragazze con sindrome di Down


Presentazione del progetto mercoledì 18 maggio alle 20 nella sala polivalente, via Giardini, 6 a Pedrengo.  

Bergamo. Già da due anni a piccoli step, bambini, ragazzi e giovani dell’Associazione Italiana Persone Down vivono in appartamento concesso in comodato gratuito dal Comune di Pedrengo delle esperienze di residenzialità che li portano anche ad esplorare e vivere il territorio, relazionandosi con la Comunità.

Il progetto, realizzato da professionisti del settore, ha lo scopo di mostrare la persona nella sua interezza, pensando al progetto di vita e considerandola inserita in un contesto sociale. Il progetto si basa su tre aree cardine: la formazione dei genitori, perché siano preparati per far uscire il figlio da casa, l’allenamento dei bambini e dei ragazzi, perché si preparino a lasciare la propria famiglia con il giusto tempo e il giusto supporto, infine la formazione indiretta della comunità, affinché impari a guardare con occhi diversi le persone con disabilità, ad agire di conseguenza e ad essere parte attiva nella loro vita.

“Ognuno di noi sviluppa la propria conoscenza per esperienze dirette, molto più che per formazioni teoriche – come si legge nel progetto dell’Associazione Italiana Persone Down di
Bergamo -.  Le immagini visive e le esperienze che viviamo direttamente si sovrappongono a ciò che viene ascoltato o letto. Vedere persone con Sindrome di Down o altre disabilità che agiscono
sul proprio territorio con autonomia (utilizzano i mezzi pubblici, acquistano ciò che gli serve, scelgono come svagarsi…) diventa un momento altamente formativo per la popolazione che può
iniziare a coltivare uno sguardo nuovo verso le fasce che tendiamo a pensare come meno capaci”.

ragazzi down

“Ci aspettiamo che il risultato di questa formazione indiretta sia una maggior capacità di richiesta ai soggetti in età evolutiva in genere. Esiste in questa epoca, infatti, un problema educativo
generalizzato, legato ad una fragilità genitoriale: non sappiamo cosa possiamo chiedere. Abbiamo bisogno di esperienze che ce lo insegnino e che ci legittimino a chiedere ai bambini e
alle persone che pensiamo non siano in grado di dare. In quest’ottica l’elemento di fragilità con cui le persone entrano direttamente in contatto può innescare nella popolazione comportamenti
di promozione della crescita e dell’autonomia a favore di bambini, persone con disabilità, anziani…, proprio perché fa sperimentare direttamente che si può dare un tempo a tutti e che si
possono così scoprire potenziali inimmaginati” (Tratto dal progetto).

Per ulteriori informazioni: info@aipdbergamo.it – 351 6934961

ragazzi down

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