Calcio femminile, via al professionismo. Giorgia Spinelli: “Momento storico, ma servono sacrifici

Calcio femminile, via al professionismo. Giorgia Spinelli: “Momento storico, ma servono sacrifici


Bergamo. Il momento tanto atteso è arrivato: venerdì 1 luglio, il calcio femminile italiano dà ufficialmente il benvenuto al professionismo. Un passo importante per la crescita del movimento nel nostro Paese e una grande opportunità per le nuove generazioni con il sogno del ‘pallone’.
Il traguardo è motivo di gioia per gli amanti del calcio in rosa, prime fra tutti le ragazze che tanto hanno lottato per ottenere questo riconoscimento e che nutrono grandi aspettative.
Giorgia Spinelli, calciatrice ventisettenne originaria di Osio Sotto, è una di loro.
Una lunga storia d’amore, la sua, per il pallone: dai primi calci all’età di sei anni, passando per l’Atalanta Femminile e l’esordio in serie A a soli sedici anni, fino ad arrivare la scorsa stagione alla neonata Sampdoria Women. Nel mezzo, le chiamate in Nazionale, le esperienze con le maglie di Mozzanica, Inter e Milan e una parentesi di tre anni in Francia, dove ha giocato per lo Stade de Reims.
L’abbiamo intervistata per ascoltare le sue considerazioni.

La Sampdoria Women ha acquisito, la scorsa estate, il titolo sportivo della Florentia San Gimignano. Il 17 luglio 2021, è iniziata la sua avventura in blucerchiato. Prima stagione nella massima serie per la squadra e salvezza raggiunta con quattro giornate d’anticipo. Una grande soddisfazione…

Grandissima. Abbiamo fatto qualcosa di straordinario ed è stato soprattutto grazie alla forza del gruppo, unito e determinato. Aver raggiunto la salvezza con quattro giornate d’anticipo è stato bellissimo; esserci riuscite contro ogni aspettativa, ancora di più. Tutti ci davano già per retrocesse, ma noi abbiamo dimostrato di poter dire la nostra in un campionato difficile e combattuto come la serie A.

Dal 2017 al 2020, ha giocato in Francia per lo Stade de Reims. Quanto diversamente è vissuto lì il calcio femminile rispetto al nostro Paese?

L’avventura in Francia è stata per me la prima lontana da casa. Ho avuto l’onore di indossare la fascia da capitano per tutte e tre le stagioni e con lo Stade de Reims ho vinto un campionato di Seconda Divisione che ci ha portate a disputare la Division 1, il massimo campionato francese, contro squadre come Lione e Paris Saint Germain.
La storia del calcio femminile francese inizia prima rispetto alla nostra, è quindi normale che siano ancora più avanti di noi. Nei big matches c’è un’affluenza di pubblico notevole e la loro nazionale è molto seguita; le strutture sono all’avanguardia e ci sono grandi campionesse: c’è tutto e di più per competere ad altissimi livelli. Ad esempio, per il Lione, che anche quest’anno è salito sul tetto d’Europa, parlano tutti i trofei conquistati. Il calcio femminile francese è più fisico del nostro e la maggiore intensità di gioco dipende molto dall’avversario.

Approfitto di questa sua esperienza all’estero per parlare con lei di un tema importante e molto attuale: a partire dalla prossima stagione, il calcio femminile italiano sarà professionistico. Traguardo o punto di partenza?

Si tratta sicuramente di un ottimo traguardo, ma allo stesso tempo dev’essere un trampolino di lancio per favorire un ulteriore sviluppo del movimento in Italia.

Un riconoscimento sudato e finalmente ottenuto dopo anni e anni di lotte contro i pregiudizi. Come vive questo momento?

Personalmente, lo vivo come un momento storico per il calcio italiano: dopo tanti anni, finalmente ci siamo. In Francia, avevo già avuto la possibilità di firmare un contratto federale.
Le giocatrici si vedranno riconosciute la maturazione dei contributi per la pensione e altre tutele di tipo legale e sanitario: cose incredibili se penso da dove è partita la mia generazione. Il passaggio al professionismo è un’ottima opportunità per le future calciatrici.

L’ambiente è pronto per il salto? Su cosa si dovrà lavorare maggiormente e quali saranno i punti di forza del percorso?

Sicuramente, questo salto non sarà così scontato: le società sono ora costrette a grandi sacrifici. Sarà anzitutto necessario attirare più tifosi e incuriosire la gente che ancora tiene le distanze dal movimento o non lo conosce. Con il professionismo, il calcio femminile italiano otterrà anche maggiore attenzione dagli altri Paesi e, di conseguenza, il livello si alzerà. Spero che i club maschili continuino a investire per sostenere la crescita e credo inoltre che sarà importante lavorare sempre più sui settori giovanili per preparare le nuove generazioni alla prima squadra. Così potremo arrivare a colmare il gap con l’estero.

Quanto sarà importante, per le nuove leve, navigare in un mare già ‘solcato’?

Sarà importantissimo. La mia generazione ha lottato per raggiungere questo traguardo; oggi, una giovane calciatrice ha da subito la fortuna di poter indossare la maglia di un grande club. Questo può essere, a volte, anche un’arma a doppio taglio: il ruolo dei genitori è fondamentale nel percorso di crescita delle ragazze.

“Da grande voglio fare la calciatrice…”: cosa augura a tutte le bambine e ragazze con questo sogno?

Oggi si può sognare di diventare una calciatrice. Auguro loro di correre rischi, fare sacrifici e non fermarsi davanti ai pregiudizi della gente. La passione va al di là di ogni cosa!

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