Pedemontana, sindaci e Provincia di Monza pronti alla causa legale: no all'apertura della tratta B1

PEDEMONTANA - Sette sindaci, quelli della tratta B2, con il supporto della Provincia di Monza e Brianza, sono pronti all'azione legale per impedire che giovedì venga aperta la tratta B1 di Pedemontana: il motivo è il mancato rispetto del cronoprogramma e i lavori non eseguiti sulla Milano-Meda.

Sette sindaci sul piede di guerra, pronta la causa legale per impedire che venga aperta la tratta B1 di Pedemontana, ovvero la tratta che congiunge la Milano-Como all'altezza di Lomazzo con la superstrada Milano-Meda a Lentate sul Seveso. Sono i sindaci della tratta "B2" supportati dalla Provincia di Monza e Brianza.

Un annuncio che arriva a pochi giorni dall'inaugurazione, già fissata per giovedì prossimo, 5 novembre, al termine del Collegio di Vigilanza convocato in Regione Lombardia. Alla base della decisione di andare per vie legali le ripercussioni che l'apertura della tratta avrà sulla Milano-Meda e sulla viabilità locale.

"Abbiamo atteso per troppo tempo le risposte che ci erano dovute - spiega Gigi Ponti, sindaco di uno dei Comuni interessati, Cesano Maderno, nonché Presidente della Provincia di Monza e Brianza - ma le risorse e gli interventi promessi sono ancora sulla carta e ora ci troviamo davanti al fatto compiuto. Non ci resta che ricorrere all’ultima via a disposizione, l’azione legale contro Pedemontana”.

“Abbiamo provato in tutti i modi a non ricorrere alle vie legali - aggiunge Ponti - che a questo punto, però, sono una scelta obbligata. Ci eravamo appellati anche al buon senso del Presidente Maroni per impedire questa operazione: da giovedì prossimo Pedemontana sarà un’autostrada che a Lentate riversa tutto il traffico su un tratto di ex strada statale obsoleto e senza manutenzione. Nessuna opera di compensazione di quelle previste è stata eseguita”.

Nel mirino dei Sindaci il mancato rispetto dell’accordo di programma sottoscritto nel 2007 e del relativo cronoprogramma da parte della Società Pedemontana che - tra le altre cose - avrebbe dovuto prendersi in carico la tratta brianzola della Milano-Meda, pari a 9,5 km già da gennaio 2015.

"Dopo tutte le revisioni progettuali dell'opera, sempre al ribasso - conclude Ponti - nessuna delle date indicate nei documenti risulta essere stata rispettata".