Nella rete dei pedofili anche un sacerdote, un allenatore e un vigile urbano

BERGAMO - Tre personaggi con compiti educativi, o titolati a far rispettare la legge, tra le undici persone colpite dall'ordinanza di custodia cautelare firmata dal Tribunale di Brescia nell'ambito dell'inchiesta sulla rete dei pedofili che avevano incontri di natura omosessuale con ragazzi di 16 e 17 anni nella bergamasca.

Una ventina di persone coinvolte in una rete di pedofili tra le province di Bergamo, Monza e Brianza, Milano, Brescia, Pavia e Parma. Si tratta di undici colpite da un'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari e di altre dieci indagate. E' l'esito delle indagini svolte dai Carabinieri del Comando provinciale di Brescia coordinati dalla Procura della Repubblica della stessa città.

Un'indagine su vasta scala che vede coinvolti un sacerdote di Solza, nella bergamasca, un uomo di 56 anni affetto da Hiv che di recente era già balzato agli onori delle cronache, un allenatore di una squadra giovanile di calcio e un agente di Polizia locale. 

Tutto è partito dalla denuncia presentata da una donna, la madre di un ragazzo bresciano di 16 anni, che ha letto sul cellulare del figlio alcuni Sms relativi ai rapporti sessuali che lui aveva con persone maggiorenni. Messo alle strette il ragazzo ha raccontato le sue vicissitudini, facendo anche nomi di amici suoi coetanei che avevano relazioni sessuali con adulti conosciuti attraverso un sito di incontri. Per i Carabinieri non ci sono dubbi: chi contattava i ragazzini era consapevole del fatto che si trattasse di persone minorenni.

Il nome dell'indagine, "Baby parking", dice tutto: gli incontri di natura omosessuale tra adulti e minorenni avvenivano di solito nei parcheggi di centri commerciali a Seriate o nel parcheggio di un cimitero in provincia di Bergamo. I minorenni coinvolti, quattro di 16 e 17 anni, accettavano la prestazione sessuale in cambio di soldi e regali (da una catenina d'oro ai biglietti di ingresso per Gardaland), del valore tra i 20 e i 100 euro in base al tipo di rapporto consumato.

Per le undici persone raggiunte dall'ordinanza di custodia cautelare il Pm Ambrogio Cassiani aveva chiesto di aprire le porte del carcere, ma il Giudice per le indagini preliminari Alessandra Sabatucci ha ritenuto che, sebbene in alcune occasioni i rapporti sessuali siano avvenuti proprio nelle abitazioni dei condannati, ora non c'è più motivo di ritenere che questi continuino con la loro condotta.