Gori contro Maroni: "Chiede il referendum, ma non ha mai fatto nulla per l'autonomia lombarda"

BERGAMO - Ieri in città si è svolto l'incontro pubblico sul federalismo organizzato dal Partito Democratico. Presenti oltre al sindaco Giorgio Gori anche il ministro Maurizio Martina, i sindaci di Varese e Mantova, il presidente dell'Emilia Romagna

Il Partito Democratico chiede al presidente Maroni di convocare un Consiglio straordinario sul tema dell'autonomia dove approvare una risoluzione che dia il via alla trattativa con il governo, evitando il costoso e inutile referendum consultivo previsto per ottobre. Se Maroni non accetterà, il Pd presenterà le quindici firme necessarie per convocare l'assemblea in seduta straordinaria, come previsto dall'articolo 54 comma 2 del regolamento generale del Consiglio regionale.

Lo ha annunciato ieri il segretario regionale del Pd Alessandro Alfieri durante l'incontro pubblico sul federalismo differenziato e sull'autonomia regionale tenuto a Bergamo alla presenza del ministro Maurizio Martina, dei sottosegretari agli affari regionali Gianclaudio Bressa (in collegamento da Roma) e all'economia Pier Paolo Baretta, dei sindaci Giorgio Gori (Bergamo), Mattia Palazzi (Mantova), Davide Galimberti (Varese), del presidente dell'Emilia Romagna Stefano Bonaccini e di numerosi amministratori locali del PD.

Il Partito democratico ha anche indicato alcune delle materie su cui la Lombardia dovrebbe ottenere maggiori competenze. Da notare che la Regione non ha mai prodotto un documento in merito, dunque lo stesso referendum al momento servirebbe per dare una delega in bianco al governatore.

"Per il PD - ha spiegato Gori -  occorre iniziare a discutere di maggiore  autonomia sulla tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, per la specificità del bacino padano, della sua geografia e del tessuto sociale e produttivo, e della ricerca scientifica e tecnologica, in una Regione in cui il sistema produttivo deve essere in grado di competere con le Regioni più avanzate d'Europa, e per farlo abbiamo bisogno di sviluppare un rapporto ancora più  stretto con il mondo della ricerca".

Ha rincarato la dose il ministro Maurizio Martina:“Il referendum è la seconda parte dello slogan elettorale del 2013, allora era il 75% delle tasse pagate in Lombardia da mantenere sul territorio. Nulla è  stato fatto, la sua agenda non è  quella istituzionale ma quella elettorale. Quel quesito è  una presa in giro. Al federalismo differenziato la risposta è sì, ma non a quel costo, 46 mln li dia alle famiglie lombarde. Il percorso per la richiesta di maggiore autonomia si può avviare in quattro settimane”.

“Maroni convochi il consiglio per avviare la trattativa con il governo - ha affermato Alessandro Alfieri, segretario regionale del Pd - altrimenti lo faremo noi con le firme dei consiglieri di opposizione. Il federalismo differenziato l'abbiamo messo noi in Costituzione, è evidente che siamo d'accordo, non siamo invece d'accordo a spendere 46 milioni inutilmente. Se Maroni vuole essere serio noi siamo disponibili a ragionare insieme, se vuole fare propaganda noi faremo operazione verità. Non si usi il referendum per raccontare frottole, come fa Maroni quando dice che se passa il sí la Lombardia avrà 27 miliardi in più. È quanto costa tutta la sanità al sud, significa chiedere la secessione, allora Maroni lo dica chiaramente”.

Critiche al Governatore sono arrivate anche dal sindaco Gori: “In cinque anni Maroni non ha mosso un passo per riprendere, concretamente, il progetto dell’autonomia lombarda. Da più di due anni in compenso agita il drappo del referendum, che non a caso ha via via fatto slittare, fino a portarlo a ridosso del voto regionale, se non in coincidenza. Un anno e mezzo fa i sindaci dei capoluoghi e i presidenti delle province di questa regione – tutti, senza eccezione – firmarono una lettera che gli dava mandato per chiedere formalmente al Governo l’apertura del tavolo di lavoro sull’autonomia. Maroni l’ha lasciato cadere nel nulla. Noi invece siamo qui a dire che l’autonomia rafforzata della Lombardia e dell’Emilia Romagna (e del Veneto, se a sua volta smetterà di scherzare e vorrà fare sul serio), è possibile e a portata di mano. E’ la nostra idea di federalismo, vero, sostenibile. E’ l’aggiornamento dell’idea costituzionale di regionalismo. E’ la premessa per il riconoscimento e la piena espressione delle specificità e delle grandi potenzialità di questa regione”.