Daspo al Bocia: la protesta degli ultras, le indagini della Questura

BERGAMO - La protesta degli ultras atalantini per il Daspo (Divieto di accesso alle manifestazione sportive) notificato al Bocia, ovvero al loro capo Claudio Galimberti, rischia di avere strascichi. Indagini in corso della Questura sui fatti avvenuti sabato in città.

Indagini in corso della Questura: si sta cercando di far luce sull'identità di quegli ultras, almeno un centinaio, che in occasione della partita tra Atalanta e Shaktar Donetsk hanno accompagnato Claudio Galimberti, il "Bocia", il loro capo,  per l'obbligo di firma. Scatenandosi con cori e fumogeni in via Noli davanti alla sede della Questura.

Tutto nasce dal Daspo (divieto di accesso alle manifestazioni sportive) di 5 anni notificato allo stesso Bocia nel pomeriggio di sabato. Il motivo del provvedimento sta in quella testa di maiale che il capo degli ultras aveva portato con sé, il 12 aprile in occasione di Atalanta-Sassuolo, nell'antistadio, da mostrare ai poliziotti dell'area di prefiltraggio.

Probabilmente voleva essere soltanto un modo di scherzare da tifoso, nulla di più. Ma la Questura, ritenendo che quell'area è da considerare stadio a tutti gli effetti, ha deciso che quel gesto andava punito. Il Daspo, appunto, con l'obbligo di firma da parte del Bocia durante le partite.

Essendo stato notificato nel pomeriggio, il provvedimento era valido già per la serata stessa quando allo stadio era in programma il Trofeo Bortolotti. Claudio Galimberti è stato accompagnato davanti alla Questura da numerosi ultras con cori e fumogeni. Pare anche con il lancio di una bomba carata. Durante la partita, invece, la rabbia manifestata dai tifosi con cori e striscioni. Ora, però, mentre il legale del Bocia prepara il ricorso contro il Daspo, partono le indagini della Questura sui fatti di sabato. Probabilmente la questione non si è chiusa qui.